Il sito web dell’insegnante

 In Comunicazione

“I dati provenienti dalla nonprofit Internet Matters suggeriscono che il 13 per cento dei bambini dagli 11 ai 16 anni gestisce un proprio canale o blog e più di uno su tre ha caricato video su YouTube o altri siti web. In base a una recente ricerca, un bambino su otto è impegnato in attività di vlogging o mantiene un proprio blog.

Migliaia di bambini di appena 11 anni stanno seguendo le orme di controversi YouTuber aprendo propri canali e caricando video.

Nel momento in cui raggiungeranno il 15%, si potrà dire che il 41% dei bambini sta caricando video su Internet.

Solo circa la metà dei genitori ha detto di aver parlato con i propri figli in merito a ciò che stanno condividendo online.”

Inizia con queste parole uno degli articoli di Digitalic, rivista che parla di tecnologia, business, innovazione e design; in calce i link ai siti web di Internet Matters e Digitalic.

In che modo il web può essere interconnesso con la didattica e la scuola?

RH PLUS è docente di Religione, insegna nella scuola pubblica italiana che presenta un contesto sociale ampio e diversificato, e ha deciso di sfruttare le potenzialità del web. 

Soprattutto negli anni 2000 il web può essere d’aiuto per creare un rapporto più solido con i ragazzi, utilizzando un mezzo di comunicazione che loro conoscono molto bene, per essere dalla loro parte creando valore e consapevolezza.

IL PROGETTO “BUONA SCUOLA”

Si tratta di un progetto di innovazione perfetta per la scuola. L’aspetto digitale è molto importante ed è fondamentale che la scuola percepisca questo aspetto.

Qual’è il compito “dell’animatore digitale”?

Ecco la risposta di Damien Lanfrey, Cio del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca (Miur):

“Animare la scuola digitale. Davvero. Il problema era dare legittimità all’innovazione. Abbiamo quindi pensato di nominare alcuni insegnanti che siano un punto di riferimento per Presidi, ad esempio, poco ricettivi e per attivare tutta la comunità scolastica.

Gli studenti saranno così coprotagonisti nei progetti e nelle attività legate al digitale. Si potranno fare lezioni introduttive sui social, installare dropbox per gestire le assenze… tanto per citare alcuni esempi. La comunità e la riconoscibilità del ruolo sta creando quello che volevamo: l’animatore, cioè, si sente in diritto e in dovere di fare cose che alzino il livello scolastico.”

 


 

L’INTERVISTA AL PROF. RH PLUS

  • Quali sono i social media che utilizzi, oltre al sito web?

Utilizzo quasi tutti i social media più importanti. Facebook e Instagram su tutti.

  • In che modo i social ti aiutano nel rapporto con gli allievi? Perché hai deciso di iniziare ad utilizzarli? 

Partiamo da un presupposto che reputo fondamentale. I social media, nel contesto storico attuale, hanno delle ricadute sul reale. Molti “abitanti” della rete non considerano questo passaggio, non contemplano la possibilità che ci possa essere un’intima connessione tra ciò che una persona è nella realtà “analogica” e ciò che appare sui social media. Questa mancanza di consapevolezza è alla radice di tutto ciò che di negativo emerge nel rapporto tra le persone e la rete. Ed è proprio in questo bisogno di consapevolezza  e di senso critico che si gioca la partita più difficile.

La scuola e il modo di apprendere stanno cambiando e bisogna prepararsi al mutamento, già in atto, di una generazione che, a differenza degli adulti, popola il web e molte volte sa come muoversi. Gli adolescenti sanno difendersi (a parte in certi casi) meglio di quanto noi adulti pensiamo. Anzi, sono questi ultimi ad essere più in pericolo quando decidono di entrare su un social media. E se si va in rete si può constatare come gli adulti, rispetto ai giovani, non facciano attenzione alle conseguenze delle proprie azioni virtuali come i commenti d’odio o la violenza da “tastiera” che imperversa e non si placa. #ParoleOstili riporta tutti i dati sulle parole d’odio che sul web mettono adulti contro altri adulti. Chi potrebbe e dovrebbe dare il buon esempio e non vuole farlo.

In definitiva, entrare sulla rete per un educatore vuol dire mettersi in gioco. Cercare di capire quel processo di cambiamento che ha portato, nel tempo, gli adolescenti a preferire un social ad un altro. E a volte la rete alla vita vera.

  • L’accostamento “Professore di Religione” e “mondo del web” è quantomeno inusuale; come ti è venuta l’idea di utilizzare il web e quali erano i tuoi obiettivi?

Anni fa, quando avvenne la migrazione degli adolescenti da Facebook ad Instagram capii che poteva essere utile cercare di “abitarlo” mostrando loro che era possibile utilizzarlo in maniera positiva e sopperire alla mancanza di tempo. Un’ora di lezione a settimana nella realtà che si proietta sulla rete e torna in classe per essere rivista, rielaborata, discussa. La potenza delle immagini unite alla parola. È questo ciò che utilizzo con i miei ragazzi. Immagini e parole che mostrino loro come, l’autenticità di ciò che sono e di quello in cui credo nella vita reale, non mutano nel momento in cui l’applicazione parte, la foto è condivisa e i miei followers lasciano un like o un commento. L’idea è quella di essere “influencer” positivo di ciò che è bellezza, sogno, speranza. Spronare i giovani a credere nei propri sogni, a sviluppare le proprie potenzialità, a cercare “l’infinito oltre la siepe” sono alcuni dei tanti motivi che mi hanno indotto ad utilizzare questo social con e per loro.

  • Nei tuoi articoli parli di immigrazione e istituzione scolastica, di politiche educative volte all’apertura e al dialogo; sono temi importanti  che vanno trattati nel modo giusto, soprattutto sul web. In che modo insegni ai tuoi ragazzi a utilizzare il web in modo corretto e coscienzioso?

Mostrando loro potenzialità e rischi in classe. Capita molte volte di utilizzare il web con i ragazzi, di riflettere su come debba essere utilizzato, su quanto sia importante avere un approccio critico a questo mondo che, a volte, si presenta come una “selva oscura” dove è facile (specie alla loro età) smarrire la via. L’educatore, a mio parere, ha il compito di essere come un “Virgilio” contemporaneo che li aiuta a ritrovare la “diritta via che era smarrita”. Un adulto “autentico” che, con l’esempio e senza imporre le proprie idee, mostra loro un’alternativa. Abitare la rete e fruirne in maniera corretta e coscienziosa.

  • Come si approcciano i tuoi colleghi a questa tua attività? E i genitori dei ragazzi?

Dipende. C’è chi ha raggiunto una certa autonomia e competenza nell’utilizzo dei social media e ne comprende le potenzialità. Dall’altro lato c’è chi non “abita” la rete e (per forza di cose) non ne comprende i meccanismi. Con i primi si può dialogare, con gli altri un pò meno. Comunque sia, complessivamente, non c’è mai stata una netta chiusura.

 

Link

Prof. Rh Plus

http://religionhour.blogspot.com/

https://www.instagram.com/prof.rhplus/

https://www.facebook.com/prof.rhplus87/

https://www.youtube.com/user/Religionhour?feature=guide

 

Internet Matters, Progetto Buona Scuola e Digitalic

https://www.internetmatters.org/

https://labuonascuola.gov.it/

https://www.digitalic.it/internet/internet-matters-bambini-vlogger

https://www.digitalic.it/economia-digitale/damien-lanfrey-la-scuola-digitale-legittima-linnovazione

 

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